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12° Edizione 25/26 /

Francesco Mansutti e Gino Miozzo. Padova, la città che cresce

Mostra: Francesco Mansutti e Gino Miozzo. Padova, la città che cresce                                                                                        

a cura di Elena Svalduz e Stefano Zaggia

Mostra - Palazzo del Monte di Pietà,  Via Monte di Pietà 8, Padova

17 maggio - 31 luglio 2026

orario 10 - 19 - lunedì chiuso

ingresso gratuito

 

La mostra diffusa: Foglie

Via 8 febbraio - Listòn, tra il municipio e Palazzo Bo, Padova

5 giugno - 31 luglio 2026

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La città come organismo vivo, attraversato da trasformazioni profonde e da visioni progettuali capaci di interpretarne prospettive, evoluzioni e bisogni, è al centro della mostra “Francesco Mansutti e Gino Miozzo. Padova, la città che cresce”, in programma dal 17 maggio al 31 luglio 2026 a Palazzo del Monte, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Promossa dalla Fondazione Barbara Cappochin e curata da Elena Svalduz e Stefano Zaggia dell’Università degli Studi di Padova, l’esposizione si inserisce in un percorso di valorizzazione volto a coinvolgere un pubblico ampio nella conoscenza delle trasformazioni urbane del Novecento.

«Questa mostra rappresenta un’occasione importante per riscoprire il valore dell’architettura come strumento di costruzione della comunità e della qualità urbana. La Fondazione Cariparo conferma il proprio impegno nel sostenere iniziative culturali capaci di generare consapevolezza e dialogo tra cittadini, studiosi e professionisti», dichiara Gilberto Muraro, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Mansutti Miozzo_Piazzetta GarzeriaⒸfoto Marco Lumini copia 2.jpg
Mansutti Miozzo_Monoblocco Ospedaliero©foto Marco Lumini copia 2.jpg

In questo percorso va vista per continuità anche la mostra dedicata a Calabi, realizzata due anni fa sempre a Palazzo del Monte, che aveva indagato l’inserimento dell’architettura moderna in un contesto storico stratificato. 

Con “Padova, la città che cresce”, l’attenzione si sposta ora su una diversa ma complementare stagione progettuale, mettendo in luce come, nel corso del Novecento, la riflessione sulla città si sia sviluppata attraverso approcci plurali ma convergenti. 

«Mansutti e Miozzo contribuirono a ridisegnare il volto di Padova attraverso edifici pubblici e privati, interventi di edilizia residenziale e di servizio: il grande magazzino Coin, il Monoblocco ospedaliero, il quartiere Forcellini testimoniano una visione dell’architettura come bene collettivo, capace di tenere insieme modernità e qualità della vita», riflette Gilberto Muraro di Fondazione Cariparo.

Dalla mostra emerge infatti un filo rosso che attraversa le iniziative promosse dai due architetti congiuntamente: uno sguardo sulla città intesa come laboratorio critico, luogo di stratificazione e campo di sperimentazione progettuale, dove la ricerca architettonica si misura costantemente con le trasformazioni sociali, economiche e culturali.

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Mansutti Miozzo Casa studioⒸfoto Marco Lumini copia.jpg

«Il lavoro di Mansutti e Miozzo ci restituisce una lezione ancora attuale: la capacità di coniugare innovazione e responsabilità civile, progetto e contesto. È una testimonianza preziosa per chi oggi si confronta con le necessarie trasformazioni della città», afferma Giuseppe Cappochin, Presidente della Fondazione Barbara Cappochin.

Il sodalizio tra Francesco Mansutti (1899–1969) e Gino Miozzo (1898–1969) attraversa quasi interamente il Novecento italiano, articolandosi tra Razionalismo, guerra, ricostruzione e boom economico. La loro attività trova a Padova un laboratorio privilegiato, dove i due operano su più scale, contribuendo in modo significativo alla trasformazione urbana.

«Dagli interventi nel centro storico agli sviluppi nei quartieri periferici, fino ai grandi progetti per servizi e infrastrutture – spiegano i curatori - il loro lavoro si distingue per una costante attenzione al rapporto tra architettura e città, tra forma e uso, tra innovazione tecnica e continuità urbana».

La loro vicenda professionale si colloca in una posizione autonoma rispetto al canone più noto dell’architettura italiana del Novecento. Mansutti e Miozzo sviluppano una pratica progettuale fortemente radicata nella dimensione concreta della città, dove l’architettura diventa strumento di mediazione tra bisogni sociali, esigenze funzionali e continuità storica. 

L’adesione al Razionalismo non si esaurisce in un linguaggio formale, ma si traduce in un metodo progettuale fondato su chiarezza distributiva, leggibilità strutturale e attenzione alle relazioni spaziali. Ciò che emerge con maggiore evidenza è la capacità di adattare questi principi alla complessità del contesto urbano esistente.

A Padova il loro lavoro si confronta con un tessuto stratificato: gli edifici di via Altinate, così come il grande magazzino Coin, mostrano una costante attenzione al rapporto con il contesto urbano. Ne emerge un equilibrio tra identità architettonica e integrazione nel tessuto della città.

Nei quartieri INA Casa e negli interventi periferici, l’attenzione si sposta sulla dimensione collettiva dell’abitare. Qui l’architettura assume un ruolo infrastrutturale, organizzando spazi aperti, percorsi e per costruire un’idea di comunità.

Mansutti Miozzo_Studio Via ZabarellaⒸfoto Marco Lumini copia.jpg

«Il lavoro di Mansutti e Miozzo ci restituisce una lezione ancora attuale: la capacità di coniugare innovazione e responsabilità civile, progetto e contesto. È una testimonianza preziosa per chi oggi si confronta con le necessarie trasformazioni della città», afferma Giuseppe Cappochin, Presidente della Fondazione Barbara Cappochin.

Il sodalizio tra Francesco Mansutti (1899–1969) e Gino Miozzo (1898–1969) attraversa quasi interamente il Novecento italiano, articolandosi tra Razionalismo, guerra, ricostruzione e boom economico. La loro attività trova a Padova un laboratorio privilegiato, dove i due operano su più scale, contribuendo in modo significativo alla trasformazione urbana.

«Dagli interventi nel centro storico agli sviluppi nei quartieri periferici, fino ai grandi progetti per servizi e infrastrutture – spiegano i curatori - il loro lavoro si distingue per una costante attenzione al rapporto tra architettura e città, tra forma e uso, tra innovazione tecnica e continuità urbana».

La loro vicenda professionale si colloca in una posizione autonoma rispetto al canone più noto dell’architettura italiana del Novecento. Mansutti e Miozzo sviluppano una pratica progettuale fortemente radicata nella dimensione concreta della città, dove l’architettura diventa strumento di mediazione tra bisogni sociali, esigenze funzionali e continuità storica. 

L’adesione al Razionalismo non si esaurisce in un linguaggio formale, ma si traduce in un metodo progettuale fondato su chiarezza distributiva, leggibilità strutturale e attenzione alle relazioni spaziali. Ciò che emerge con maggiore evidenza è la capacità di adattare questi principi alla complessità del contesto urbano esistente.

A Padova il loro lavoro si confronta con un tessuto stratificato: gli edifici di via Altinate, così come il grande magazzino Coin, mostrano una costante attenzione al rapporto con il contesto urbano. Ne emerge un equilibrio tra identità architettonica e integrazione nel tessuto della città.

Nei quartieri INA Casa e negli interventi periferici, l’attenzione si sposta sulla dimensione collettiva dell’abitare. Qui l’architettura assume un ruolo infrastrutturale, organizzando spazi aperti, percorsi e per costruire un’idea di comunità.

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Iniziativa nell’ambito di  
Barbara Cappochin International Biennial Architecture


Partner Istituzionali 
Comune di Padova 
Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Padova 


Ente Promotore 
Fondazione Barbara Cappochin


Partner scientifici 
Dipartimento dei Beni Culturali: Archeologia, Storia dell’Arte,  del Cinema e della Musica, Università degli studi di Padova 

Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale, Università degli studi di Padova


con il contributo di 
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo


con il patrocinio di
Parlamento Europeo
Consiglio degli architetti d’Europa
Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
INU - Istituto Nazionale di Urbanistica
ANCE - Associazione Nazionale Costruttori Edili
Inarcassa
Legambiente
INARCH - Istituto Nazionale di Architettura
Regione del Veneto
INU Veneto
INARCH - Istituto Nazionale di Architettura - Triveneto Unioncamere del Veneto
Università degli Studi di Padova
FOAV - Federazione Ordine Architetti del Veneto
ANCE Veneto
Università Iuav di Venezia


Sponsor tecnico 
Fornace S. Anselmo, Loreggia, Padova


Cura scientifica della mostra 
Elena Svalduz Dipartimento dei Beni Culturali
Stefano Zaggia Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale


Fotografie contemporanee
Marco Lumini


Coordinamento organizzativo 
Chiara Clerici


Progetto di allestimento Visual e progetto grafico 
Studio Polo 1116, Venezia
Sergio Brugiolo e Chiara Romanelli


Contributi video  
a cura di Francesco Mansutti


Comunicazione e Ufficio Stampa 
Barbara Codogno


Ringraziamenti 
Per la loro generosità nel fornirci materiali e/o informazioni  

L’Archivio del ‘900, Mart - Museo di arte contemporanea  di Trento e Rovereto 
La famiglia Mansutti
La famiglia Morato 
L’Archivio Generale dell’Università di Padova 
L’Archivio Generale del Comune di Padova 
L’Associazione Archivio Romaro e Chiara Romaro

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